MOSTRE

Jason Hirata e Park McArthur

Lot C

11 luglio – 8 novembre 2026

A cura di Saim Demircan

Lot C è una mostra di opere esistenti, nuove e rielaborate di Jason Hirata e Park McArthur. Il titolo è tratto da Day (2023), un’opera di McArthur. In questo lavoro, l’artista sperimenta la descrizione come mezzo di esperienza collettiva: «Ti devo una giornata in spiaggia. Ci vediamo al parcheggio C? No. C’è bassa marea. È così bassa che possiamo entrare con l’auto». Per Circle (2026), che Hirata ha realizzato per questa mostra, chiede: “Per favore, potrebbe portarci a fare il giro al Lazzaretto?”. Delle auto arrivano per rispondere a questa richiesta, ma la stessa domanda potrebbe essere rivolta ai gatti randagi nella piazza fuori dallo spazio espositivo.
Sebbene Hirata e McArthur collaborino da oltre un decennio, Lot C è la loro prima mostra insieme. Gli artisti chiedono al pubblico: ci accompagnate a fare un giro in città o in spiaggia?

Jason Hirata è nato a Seattle nel 1986. Indaga l'eteronomia, o "assoggettamento a qualcos'altro", come base dell'atto creativo. Tra le presentazioni recenti del suo lavoro figurano mostre presso Bodenrader, Chicago; 100 Bell Towers, Montreal; Kaiserwache, Friburgo; Fanta-MLN, Milano; Billytown, L'Aia; Ulrik, New York; Theta New York; Artists Space, New York; e Svetlana New York. Supporting Role, una raccolta dei suoi testi e scritti, è stata pubblicata da Reliable Copy nel 2024. In concomitanza con Lot C, il suo lavoro è in mostra presso i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, Macerata; MGKSiegen, Siegen; la 59ª Carnegie International; e Bel Ami, Los Angeles.

Park McArthur ha recentemente pubblicato un libro in occasione della sua mostra personale Contact M presso il Museum Abteiberg, Mönchengladbach, Germania, e il mumok, Vienna (2025). Il suo lavoro fa parte delle collezioni pubbliche del Museum of Modern Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Art Institute of Chicago, Illinois; e Carnegie Museum of Art, Pittsburgh. Insieme a Jennifer Burris, McArthur ha contribuito, con un testo sul lavoro dell'artista americana Beverly Buchanan, al catalogo della 61ª Biennale di Venezia (2026).