



















Ivan Cheng
Oil Rig Elision (Tempesta d'amore)
10 agosto 2023 – 30 maggio 2024
Oil Rig Elision (tempesta d’amore), 2023 è una performance di Ivan Cheng.
Oil Rig Elision (tempesta d’amore), 2024 è un film di Ivan Cheng.
Il film include scene girate a Villa Imperiale (Pesaro, Italia) e scene girate durante una performance pubblica tenutasi il 10 agosto 2023 nella stessa location. Oil Rig Elision (tempesta d’amore), performance e film, entrambi prodotti da INCURVA, sono stati concepiti in risposta al concetto curatoriale Anti historia, elaborato da Niccolò Gravina per Against Sun and Dust: Anti historia (2023).
Un breve saggio di Niccolò Gravina, scritto nel 2023.
Nel suo romanzo incompiuto Petrolio, Pasolini scrisse che ci sono persone che nascono con il vizio di credere, per poi metter in discussione il potenziale politico dell'arte, realizzando che il proprio lavoro non è che un gioco. La realtà nullificata è quindi irrisa da chi vive questo risveglio, e poi riaccettata. Cade però ogni fede nella storia, e l'idea della speranza nel futuro diventa irresistibilmente comica.
Ivan Cheng, da sempre disinteressato alla menzogna, implicita in ogni routine recitativa, ha adattato le sue strategie di rappresentazione alle criticità di un approccio antistoricista.
Oil Rig Elision (tempesta d'amore) comprende scene girate negli spazi della Villa nei giorni che precedono la sua performance pubblica. È quindi sottinteso questa si svolgerà altrove, in situazioni spazialmente autonome, estranee alle gerarchie dello sguardo storicizzante, assenti per via di un processo di elisione.
Il tempo storico è così rappresentato dalla profondità degli spaz in opposizione all'univocità della scena.
Gemelle malvagie dei nostri occhi, le due camere affiancate sui rig - supporti customizzati per ottenere visioni stereoscopiche - degradano la chiarezza del reale rendendolo altro, catturando gesti e frasi ripetuti, perché è nella rievocazione che il ricordo è adulterato.
Il rapporto tra memoria e identità incontra quindi una crisi che investe i personaggi divenuti archetipi, come in una soap opera; territori transculturali di accessibilità, ai quali sono sottratte le coordinate temporali. La soggettività di Ivan si diluisce nel divenire gesuita, vergine e oceano, mentre la danzatrice Patrizia è magnate del petrolio e lattaia. Infine, il confine tra pubblico, performer e operatore si sfuma.
Nelle arie di Rossini e Vivaldi il canto dei personaggi tende all'elisione, mentre il brano di Rachmaninov evoca il vuoto dell'espressività senza linguaggio e senza storia, virilmente sottile, femminilmente muscolare nell'accettare gli scarti del corpo.
La performance ha inizio nel cortile roveresco all'imbrunire, per poi svilupparsi nei vari livelli dell'edificio, nei giardini pensili, nei giardini all'italiana e nella terrazza. Lavorando con gli operatori video per suggerire la piattezza delle immagini, la sua sceneggiatura si ancora nella fisicità del contesto, dello sfondo e delle persone coinvolte. L'evento performativo invita il visitatore a scegliere la propria posizione nel sistema di credenze imposto a Villa Imperiale, trasfigurata in una piattaforma petrolifera e recante il titolo di una soap opera.
Nel quadro di Anti Historia la memoria non va intesa come una stratificazione o un deposito di entità fisse, ma piuttosto come un flusso di eventi mnemonici che riscrivono l'accaduto. In una certa misura, il processo di induzione della memoria è quindi naturale.
Ivan Cheng affronta l’architettura di Villa Imperiale (Pesaro, Italia) come scenografia e fonte di riflessione sul formato della telenovela; lavorando a stretto contatto con No Text Azienda, propone un progetto video in 3D realizzato con un doppio rig fai-da-te. La sua produzione insiste nel svolgersi altrove, in situazioni spazialmente autonome, autonome dallo sguardo gerarchico dello storicismo, reso assente attraverso un processo di elisione. Il rapporto tra memoria e identità subisce così una crisi che coinvolge i personaggi, ormai diventati archetipi, proprio come in una telenovela. La soggettività di Ivan si diluisce nella sua trasformazione in gesuita, vergine e oceano, mentre Patrizia, la ballerina, è una magnate del petrolio e una lattaia. Alla fine, il confine tra pubblico, performer e tecnico svanisce.
Ivan Cheng, Oil Rig Elision (tempesta d’amore), 2024
Interpreti: Ivan Cheng, Patrizia Inzaghi, Giacomo Masini, No Text Azienda
Curatore: Niccolò Gravina
Riprese: No Text Azienda (Lorenzo Gentilini, Alvin Mojetta,
Domenico Nicoletti, Michele Zanotti)
Suono: A Teardrop Sound (Edoardo Rossano)
Costumi: Good & Bad (Marina M. Kolushova, Victor Stuhlmann, Ossi Lehtonen)
Produttore: Camilla Pagliano
Traduzione: Giulia Lenti
Prodotto da INCURVA
Ideato per Against Sun and Dust, Villa Imperiale, Pesaro, 10 agosto 2023
Un ringraziamento speciale a Cornelia Mattiacci / Il Teatro degli Artisti; Alessandra Castelbarco Albani,
Marco Di Nallo / Villa Imperiale.
© Ivan Cheng 2024
Courtesy l’artista e di Edouard Montassut, Parigi
Ivan Cheng, Oil Rig Elision (tempesta d’amore), 2023
Presentata in occasione di Against Sun and Dust, Villa Imperiale, Pesaro, 10 agosto 2023
Interpreti: Ivan Cheng, Patrizia Inzaghi, No Text Azienda
Curatore: Niccolò Gravina
Riprese: No Text Azienda (Lorenzo Gentilini, Alvin Mojetta,
Domenico Nicoletti, Michele Zanotti)
Suono: A Teardrop Sound (Edoardo Rossano)
Costumi: Good & Bad (Marina M. Kolushova, Victor Stuhlmann, Ossi Lehtonen)
Produttrice: Camilla Pagliano
Traduzione: Giulia Lenti
Prodotto da INCURVA
Courtesy l’artista e di Edouard Montassut, Parigi
Ideato per Against Sun and Dust, Villa Imperiale, Pesaro, 10 agosto 2023
Un ringraziamento speciale a Cornelia Mattiacci / Il Teatro degli Artisti; Alessandra Castelbarco Albani, Marco Di Nallo / Villa Imperiale.
L'atto di ricordare implica la ricostruzione e la composizione di diversi frammenti in una narrazione coerente. La memoria individuale dipende da processi di consolidamento e aggiornamento; non va intesa come una stratificazione o deposito di entità fisse, ma come una serie, un flusso di eventi mnemonici che riscrivono l’accaduto. In una certa misura il processo di induzione di un ricordo è quindi naturale.
Il conflitto tra la complessità dei processi della memoria individuale e le narrazioni collettive dei fatti può essere l’occasione per nuove sperimentazioni sul concetto di storiografia, tema della quarta edizione di Against Sun and Dust: Anti Historia.
Concepire la storia come esposizione sistematica di fatti e avvenimenti umani del passato, che risultano da un’indagine critica che ne definisce le connessioni reciproche, implica l’estraneità ad essa dei viventi. L’attualità delle nostre azioni, per quanto programmabile nel futuro o ricostruibile a posteriori, è per definizione impensabile nel presente; per agire è necessario un vuoto di coscienza.
All’opposto, Against Sun and Dust è il tentativo paradossale di far coincidere storia e vita nella sequenza degli eventi di una giornata di agosto, sovrapponendo virtualmente la memoria della villa alle percezioni contemporanee dei visitatori. Un modo per mettere in crisi la tendenza all’univocità della restituzione storica, con la conseguente estromissione delle altre interpretazioni latenti che appartengono più al disordine della percezione individuale che alla logica dei discorsi collettivi.
Against Sun and Dust nasce per portare alla luce le virtualità e potenzialità nascoste di Villa Imperiale: svelandone la fitta stratigrafia spaziale e intersecando le epoche meno note rispetto alla consolidata identità rinascimentale; analizzando le implicazioni del percorso sulle percezioni e la ricostruzione evolutiva dei frammenti di paesaggio; riattivando le potenzialità latenti degli spazi scenografici; sezionandola per svelare i lati funzionali privati e le infrastrutture segrete pensate per l’uomo e per l’acqua.
In questo senso, il tema dell’antistoricismo inteso come recupero delle virtualità è la prosecuzione o approfondimento di una sensibilità che aveva guidato le scorse edizioni.
Analizzando ulteriormente la storia di Villa Imperiale, ci focalizzeremo sulle difficoltà delle ricostruzioni, le incertezze metodologiche, gli errori e le mitologie che possono generare energia creativa ed espressiva. A partire da queste criticità, sintomi dell’irriducibilità delle percezioni alle strutture del discorso, gli artisti sono invitati a forzare i propri linguaggi e metodi espressivi in relazione alla storia del complesso architettonico.
Se la storia esercita un fascino, questo non risiede nella ricostruzione ordinata dei fatti, ma nell’abisso temporale percepito nell’incontro fisico con le testimonianze materiali, artistiche e architettoniche. Questa vertigine, per definizione non misurabile, è il cuore di questa edizione, al di là dell’analisi critica attuata dalla ricostruzione storica.
A questa attrazione si affianca una inevitabile tensione politica, inerente al potere delle ricostruzioni storiche dominanti. Non si tratta di sminuire l’importanza delle riflessioni sul contesto storico-politico, necessarie per comprendere i fenomeni della vita umana, tra cui quelli artistici, ma di portarne alla luce le potenzialità escluse dalle attuali prospettive.
Allo stesso tempo, vogliamo allontanarci dalle attuali forme di revisione storica. Se il revisionismo è la negazione e sostituzione di una narrazione con un’altra, la sensibilità antistoricista mira alla messa in crisi della narrazione stessa.
Anti Historia è la volontà di disorientare la solennità della ricostruzione storica, per svelarne i paradossi e le contraddizioni da cui nasce il desiderio di esprimersi.
Niccolò Gravina
Tra il 1572 e il 1574, lo scrittore Ludovico Agostini raccontò una giornata trascorsa alla Villa Imperiale di Pesaro (Italia). Il duca Francesco Maria II Della Rovere e la sua corte accompagnarono Agostini in una giornata all’insegna di conversazioni, musica e recitazioni poetiche, dall’alba al tramonto. Con una prospettiva moderna, l’autore descrisse in dettaglio il percorso per raggiungere la Villa, compreso il palazzo, la grotta, i giardini pensili e i boschi circostanti, il tutto con vista sul Mare Adriatico e sugli Appennini. Il racconto di Agostini costituisce una delle fonti di ispirazione del progetto Against Sun and Dust. Dal 2020, Against Sun and Dust offre l’accesso a parti finora sconosciute di Villa Imperiale e dei suoi boschi, proponendo un contesto unico per la sperimentazione interdisciplinare. I luoghi e i percorsi cambiano ogni anno, consentendo ai visitatori di esplorare nuove stanze e aree.
Against Sun and Dust è un’idea di Cornelia Mattiacci (Roma, 1985) e Alessandra Castelbarco Albani (Basilea, 1983)
Nel 2023, il concept curatoriale era Anti Historia e sono stati invitati a rispondere su questo tema:
Ivan Cheng, prodotto da INCURVA, a cura di Niccolò Gravina
Stuart Middleton, a cura di Attilia Fattori Franchini
PLO man, a cura di Ruggero Pietromarchi